Un ambiente di lavoro che ispira

25 settembre 2021

Un ambiente di lavoro che ispira

FritsJurgens concepisce e mette a punto i propri sistemi pivot per i settori dell’architettura e del design. Vogliamo fornire ad architetti, designer e creativi gli strumenti e la libertà di esprimersi al meglio delle proprie capacità, che si tratti di un ingresso mozzafiato o di interni studiati e realizzati alla perfezione.

Questo è il motivo per cui vogliamo dare vita ad un ambiente di lavoro che ci ispiri ad immaginare nuove soluzioni pivot che consentano ad architetti, designer e produttori di stabilire nuovi standard nel design delle porte a bilico.

In questo blog, potrete leggere la storia di una serie di classici del design, da sempre nostra fonte di ispirazione, che oggi si possono ammirare presso la sede centrale di FritsJurgens.

Tabella dei contenuti

Rinnovamento

Recentemente, gli interni della sede centrale di FritsJurgens a Kolham, Paesi Bassi, sono stati oggetto di un importante restyling. Marjan Bulder ha concepito un ambiente di lavoro studiato per ispirare chi lo vive – postazioni di lavoro più gradevoli, accenti “green”, spazi nei quali godere attimi di privacy e ambienti in cui sviluppare nuove idee, insieme.

Classici

L’edificio si è popolato di una serie di grandi classici del design concepiti in passato da svariati designer di fama mondiale. Ognuno di loro ha tradotto la propria visione di design in creazioni trasformatesi – già decine, o in alcuni casi anche più di cento anni fa – in veri e propri classici del design. La loro visione ci ispira ogni giorno a rimanere fedeli alla nostra: sviluppare sistemi pivot rivoluzionari.

La “Ball Chair” di Eero Aarnio

Estetica pop finnica

Davanti al balcone vetrato al primo piano, si possono ammirare due sedie “Ball Chair” firmate dal designer Eero Aarnio. Realizzata nel 1963, la sedia è uno dei più grandi e celebri classici del design finlandese. Gli studiosi di design la reputano uno degli oggetti più iconici degli interi anni ‘60 del secolo scorso, perfetta espressione della nuova estetica pop nel campo del design nonché emblema dell’“era spaziale”.

Pur unanimemente elogiato dalla critica per la sua estetica modernista e “spaziale”, Aarnio non progettò in realtà la “Ball Chair” con alcun intento futurista.

Fibra di vetro

Quando inizia la sua carriera di freelancer nei primi anni ’60, Aarnio è un designer ancora sconosciuto. Sogna di creare un oggetto di arredo che la gente possa ricordare. Come molti tra i suoi contemporanei, Arnio è affascinato dalla fibra di vetro, un materiale inventato nel 1930 ma rimasto fino ad allora inaccessibile visti i prezzi esorbitanti dovuti ai brevetti internazionali.

Aarnio non è il solo a giocare e confrontarsi con le forme sferiche nella produzione di arredi in fibra di vetro. Prendiamo ad esempio la sedia Panton di Verner Panton, altro intramontabile classico del design realizzato in fibra di vetro. All’epoca, tuttavia, nessuno aveva mai osato fare quanto realizzato da Aarnio: creare con il proprio materiale preferito un guscio sferico che trasforma una sedia in un ambiente a sé stante.

La Ball Chair, prodotta da Asko, è stata personalizzata dotandola di un telefono al suo interno

Design da applausi

L’obiettivo di Aarnio è sempre stato quello di progettare un oggetto d’arredo che, esposto in vetrina, facesse fermare i passanti a guardarlo. A parere di Aarnio, tra gli oggetti d’arredo, che rappresentano gli elementi più essenziali ed importanti degli interni di un edificio, la sedia è quello più difficile e, al contempo, affascinante da progettare. L’11 Gennaio 1963, Arnio realizza il primo progetto della sua “Ball Chair” e da subito capisce di aver concepito l’arredo strappa-applausi del quale era alla ricerca.

Il bozzetto originale della “Ball Chair” realizzato da Aarnio nel 1963. Foto su gentile concessione del Design Museum di Helsinki

Prototipi

La realizzazione dei primi prototipi della sedia si rivelò piuttosto impegnativa. Pensando che i costruttori di mobili non fossero interessati, Aarnio decise di realizzare il prototipo da solo. Ma non aveva uno studio nel quale lavorare. Per questo motivo, le prime sedie furono realizzate nell’aula di artigianato della scuola in cui lavorava il suocero.

Insieme al cognato, Aarnio realizza diverse versioni del suo design prima di optare per quella definitiva ed ormai celebre.

Produzione del guscio in fibra di vetro della “Ball Chair” presso lo stabilimento Artekno ad Helsinki. Foto di Colombo-Kokkonen, su gentile concessione del Design Museum di Helsinki

Dalla pazienza al successo

Negli anni che seguono, diverse aziende si interessano alla “Ball Chair”. Ma la sedia, sfortunatamente, non si rivela quello straordinario successo che Aarnio aveva auspicato. Così, nel 1965, Aarnio contatta il suo vecchio datore di lavoro, Asko, grande azienda produttrice di successo di svariate tipologie di arredi. É amore a prima vista.

La “Ball Chair” fa il suo debutto al Salone Internazionale del Mobile di Colonia nel 1966. Già nel corso della prima settimana, sono numerosi gli ordini effettuati sul posto da aziende di tutto il mondo. I quotidiani finlandesi si interessano alla sedia ed anche il New York Times ne parla. Le cose, in seguito, si muovono molto velocemente e, nel giro di pochi anni, la “Ball Chair” diviene una vera e propria icona del design internazionale.

L’attrice Françoise Dorléac seduta in una “Ball Chair” firmata Eero Aarnio in una foto promozionale per il film “Il cervello da un miliardo di dollari”, diretto da Ken Russell, del 1967

La filosofia di Eero Aarnio

Secondo Aarnio, l’idea di un prodotto nasce o da semplici sogni e fantasie o dal desiderio di risolvere un problema o aggiornare un prodotto, a seconda del fatto che l’obiettivo sia quello di creare una pura opera d’arte o un oggetto d’uso comune.

Ad oggi, la “Ball Chair” preferita di Aarnio è quella con guscio bianco e rivestimento nero. Ama la sensazione che gli regalano le cuciture che affondano nel colore come una sorta di sostanza magica che si diffonde attraverso tutta la sedia. Il tuo mondo interiore ed i tuoi pensieri rimangono celati all’interno della sedia che, come una sorta di bozzolo, ti protegge dal rumore del mondo esterno.

Una foto iconica della “Ball Chair” di Aarnio

Il “Royal System” di Poul Cadovius

Rivoluzionario

Uno degli uffici al primo piano della sede centrale di FritsJurgens ospita il sistema di scaffalature a parete “Royal System” firmato dal designer e produttore danese Poul Cadovius (1911 – 2011) nel 1948. Il sistema di scaffalature fu qualcosa di rivoluzionario all’epoca: concepito per essere appeso a parete andava a massimizzare lo spazio libero a pavimento.

Icona di versatilità

Poul Cadovius è stato una delle figure più eclettiche e proficue nella storia dell’industria del mobile danese. Formatosi inizialmente come sellaio e tappezziere, ben presto sviluppò un forte interesse per il design. Nel 1945 fondò la Royal System, il mobilificio di sua proprietà dove di lì a poco avrebbe visto la luce la sua prima scaffalatura a parete, chiamata anch’essa “Royal System”.

Spazio vitale

Il “Royal System” è stato uno dei primissimi sistemi di arredo a parete e l’idea di Cadovius che i mobili non dovessero occupare spazio a pavimento fu rivoluzionaria. “La maggior parte di noi vive sul fondo di un cubo. Sfruttando le pareti come lo facciamo con il pavimento otteniamo molto più spazio in cui vivere,” diceva Cadovius.

Quello della funzionalità era uno dei temi chiave di tutti i design di Cadovius. Il “Royal System” mette in risalto la sua predilezione per un design orientato alla risoluzione di problemi.

16 milioni di possibilità

Il sistema di scaffalature si compone di una serie di binari di legno montati a parete, ripiani con ganci in ottone o acciaio inox e diversi moduli come contenitori, cassetti e scrivanie. Componendosi di moduli a sé stanti, il sistema può essere montato in diverse configurazioni. Cadovius riteneva che vi fossero addirittura 16 milioni di possibili modi di configurare il suo “Royal System”.

Pubblicità d’epoca per il sistema di scaffalature “Royal System” di Poul Cadovius

All-rounder

Pur essendo noto in tutto il mondo per i suoi sistemi di scaffalature – al Royal System sono seguiti, negli anni, il System Ultra, il System Cado e il System Abstracta – Cadovius non ha limitato la propria attività solo ad essi. Ha progettato, infatti, arredi di ogni genere ed è conosciuto anche per le sue fermate degli autobus a forma di fungo. Ha continuato a progettare fino alla fine dei suoi giorni, sopraggiunta all’età di 99 anni, dando vita a più di 400 brevetti a proprio nome.

Fermata bus a forma di fungo firmata da Poul Cadovius

Ricercate

I sistemi di scaffalature di Cadovius continuano ad essere tutt’oggi ricercatissimi. Per festeggiare i 70 anni dalla nascita del “Royal System”, nel 2018 dk3 lo ha rilanciato sul mercato insieme ad una sua versione più compatta specificamente concepita per venire incontro alle esigenze delle case del XXI secolo. Il sistema è disponibile in diverse versioni realizzate in svariate essenze.

Pubblicità per il sistema di scaffalature “Royal System” di Poul Cadovius

Poltrona Eames di Charles e Ray Eames

Nuova versione

Per la loro ormai celebre poltrona con poggiapiedi, i coniugi Charles (1907 – 1978) e Ray (1912 – 1988) Eames si ispirarono alle tradizionali poltrone dei club inglesi. Entrando nella sede FritsJurgens, si possono subito ammirare due di queste rivoluzionarie poltrone.

Il processo di progettazione da parte di Charles e Ray Eames durò anni. L’obiettivo era quello di creare una versione più leggera, elegante e moderna delle tradizionali poltrone dei club inglesi, utilizzando i materiali più pregiati e con la massima qualità artigianale possibile.

Studio Eames

Charles e Ray Eames si incontrarono alla Cranbrook Academy of Art. Dopo il matrimonio, si trasferirono a Los Angeles dove fondarono lo studio Eames. Insieme, hanno progettato arredi e palazzi, curato mostre e la produzione di film, ideato giochi e si sono occupati di arti grafiche e tessili.

La “sala grafica” © 2010 Eames Office LLC, dalle Collezioni della Biblioteca del Congresso

Leggenda

La leggenda vuole che l’idea originale della “Lounge Chair” sia nata dal regista americano Billy Wilder. Billy, vecchio amico di Charles e Ray, si lamentava spesso della mancanza di sedie moderne ma confortevoli. Wilder, molto interessato al processo di design, ricevette uno dei primi prototipi della poltrona.

Su gentile concessione di Herman Miller – Pubblicità d’epoca della Herman Miller in cui si vedono padre e figlio su una poltrona Eames

Produzione

Il processo di produzione della poltrona con poggiapiedi Eames è un processo ben definito articolato in 47 step. La seduta e lo schienale della poltrona Eames sono costituiti da una combinazione di gusci in compensato stampato e rivestimento in pelle. Ogni poltrona si compone di tre di tali gusci: uno per la seduta, uno per lo schienale ed un terzo per il poggiatesta. A completare la struttura della poltrona troviamo due braccioli imbottiti in pelle. L’intera struttura poggia su una base girevole in alluminio.

Il poggiapiedi abbinato alla poltrona Eames si basa sullo stesso principio costruttivo della poltrona, ma con base non girevole. Tanto la poltrona quanto il poggiapiedi sono disponibili in svariate essenze, rivestimenti di diversi colori e differenti finiture della base.

Stabilimento Herman Miller sulla West Coast © 2010 Eames Office LLC, dalle Collezioni della Biblioteca del Congresso

Crescita

La poltrona con poggiapiedi Eames viene prodotta da due aziende: Vitra per Europa e Asia e Herman Miller per l’America, entrambe garanzia di qualità del prodotto. Il processo di produzione è rimasto immutato per oltre 50 anni, eccezion fatta per un lieve cambiamento: quello riguardante le sue dimensioni.

Rispetto agli anni ‘50, l’altezza media degli esseri umani è cresciuta di circa 10 cm. Motivo per cui oggi le poltrone con poggiapiedi Eames sono disponibili, oltre che nel modello classico, anche in una versione più grande. La differenza è di 5 centimetri.

Poltrona con poggiapiedi Eames di Vitra

Divieto di esportazione

Le versioni originali della sedia erano realizzate in palissandro brasiliano. Dal 1968, questo tipo di legno è protetto da un divieto di esportazione e, dal 1998, risulta soggetto a rigorosissimi controlli sul suo utilizzo. Motivo per cui, il modello attualmente in commercio è realizzato in palissandro Santos, un tipo di essenza che, pur identica a livello estetico, risulta più sostenibile a livello ambientale. Oltre che nella versione in palissandro Santos, la poltrona con poggiapiedi Eames è disponibile anche in noce bianco e noce scuro.

Tavolo “Tulip” di Eero Saarinen

Un “mondo brutto, confuso e inquieto”

Il designer finlandese naturalizzato americano Eero Saarinen (1910 – 1961) era figlio di due noti creativi: l’architetto e direttore della Cranbrook Academy of Art Eliel Saarinen e l’artista tessile Loja Saarinen. Partendo dalle prime esperienze formative nel campo della scultura, Eero sviluppò un modo del tutto unico di guardare agli arredi. Con il suo tavolo “Tulip”, parte della collezione Pedestal realizzata per Knoll, Eero mirava a rendere più bello e funzionale un “mondo brutto, confuso e inquieto”.

Ritorno

Già in giovane età, Eero disegna vari oggetti di arredo e, nel 1929, lascia la casa dei genitori per studiare scultura a Parigi. Quindi, studia architettura a Yale per poi fare ritorno in Michigan per dedicarsi all’insegnamento a Cranbrook, lavorare ai propri design e collaborare con il padre.

Lancio

La carriera di Eero spicca il volo nel 1940 quando, insieme all’amico Charles Eames, che sarebbe assurto più tardi alla celebrità con la sua poltrona con poggiapiedi Eames, vince un concorso di design sponsorizzato dal MoMA. I due si aggiudicano il primo premio in tutte le categorie assurgendo al ruolo di designer di punta dell’industria americana del mobile.

Charles Eames e Eero Saarinen con la tensostruttura ultraleggera ideata per la mostra degli insegnanti della Cranbrook Academy of Art del 1939. Cranbrook Academy Archives. 5624-2. Fotografia: Richard G. Askew – Fonte: Knoll

Dall’amicizia ai classici del design

Un’altra amicizia speciale di Eero fu quella che lo legò alla pupilla del padre, Florence Schust. I due trascorrono molto tempo assieme sviluppando una stretta ed onesta amicizia.

Quando inizia a lavorare in Knoll, azienda produttrice di arredi moderni, Florence chiede a Eero di unirsi a lei. Entrato in Knoll, Eero progetta vari oggetti di arredo che più tardi si sarebbero trasformati in veri classici del design.

Florence Schust e Eero Saarinen

Modelli in scala

Eero era noto per il suo modo di lavorare che lo vedeva costruire e ricostruire continuamente prototipi con modalità vicine alla scultura. Partendo da un singolo design, creava un’infinità di modelli in scala alla continua ricerca delle perfette proporzioni.

Eero Saarinen con un modello in scala dalla collezione Pedestal

Scelte da scultore

Eero: “Ciò che mi interessa è dove e quando utilizzare queste forme strutturali plastiche. Sondando ancor più a fondo le diverse possibilità, si possono scoprire molte, diverse forme ugualmente logiche — alcune brutte, altre entusiasmanti; alcune terrene, altre che si slanciano verso il cielo. Le scelte si trasformano, in realtà, in scelte simili a quelle di uno scultore.”

Pubblicità per Knoll – tavoli di Eero Saarinen in Progressive Architecture, Luglio 1958

La collezione Pedestal

Il tavolo “Tulip” che si trova in una delle sale riunioni al primo piano della sede centrale FritsJurgens appartiene alla collezione Pedestal.

La forma segue la funzione con un’elegante base inizialmente ideata per offrire più spazio per le gambe e ridurre il “rumore visivo”. Con la collezione Pedestal, Eero aveva giurato di voler eliminare il “groviglio di gambe” presente al di sotto di sedie e tavoli a quattro gambe. Tutto considerato, questa collezione di arredi rappresenta una tappa fondamentale nella storia del design moderno.

Fotografia pubblicitaria originale per la collezione Pedestal di Eero Saarinen, 1958. Immagine dall’archivio Knoll

Sgabelli da bar di Charlotte Perriand

Stazione sciistica Les Arcs

Gli sgabelli che si possono ammirare accanto all’isola della cucina furono disegnati da Charlotte Perriand (1903 – 1999), pioniera del modernismo francese, per uno dei suoi più importanti manifesti architettonici: la stazione sciistica di Les Arcs in Savoia. In questo design, considerato una delle vette della sua produzione, la designer francese coniuga prefabbricazione, standardizzazione, industrializzazione e architettura montana.

Lavori scolastici

Charlotte Perriand inizia la sua carriera di designer di arredi presso l’École de L’Union Centrale des Arts Décoratifs a Parigi, sua città natale. Nel 1925, i suoi progetti vengono notati e selezionati per una serie di mostre, inclusa una presso le Galeries Lafayette.

La stazione sciistica di Les Arcs 1600, progettata da Perriand e costruita alla fine degli anni ’60. Fotografia: © AChP

Bar sous le Toit

Due anni dopo la laurea, Perriand rinnova il suo appartamento reinventandolo come sala dotata di angolo bar integrato a parete in vetro, alluminio e acciaio cromato e tavolino da gioco con portabicchieri da piscina integrati ai quattro angoli.

La designer ricreò lo stesso design, ribattezzandolo “Bar sous le Toit” (il “Bar sotto il tetto”), in occasione del Salon d’Automne del 1927. Il progetto viene accolto con entusiasmo e la Perriand acclamata come talento emergente. Tuttavia, c’è una precisa persona sulla quale vuole fare impressione.

Charlotte Perriand nel suo studio – foto di Barnebys

Le Corbusier

Ispirata dai suoi libri e dal suo modo di lavorare, la Perriand decide che vuole lavorare per Le Corbusier. L’architetto la respinge con fermezza: “Qui non ricamiamo cuscini.”

Un mese più tardi, Le Corbusier le fa visita presso il Salon d’Automne dove, non appena visto il suo lavoro, l’assume immediatamente. É l’inizio di una collaborazione unica nel suo genere tra due visionari del campo dell’architettura e del design.

Perriand con Le Corbusier en 1928. Fotografía: © Pierre Jeanneret/AChp

Grand oeuvre

L’opera di Perriand è vasta e ricca di nomi ed edifici celebri, come Fernand Léger e Jean Prouvé. Progetta gli interni di edifici come l’Unité d’Habitation, sebbene purtroppo il suo nome non compaia su tutti i suoi lavori. Per esempio, la poltrona “Grand Confort”, pur essendo stata disegnata da Perriand, fu venduta con il marchio LC Collection.

Fortunatamente, questo non le impedì di lavorare e disegnare fino in tarda età, quando aveva ormai più di novant’anni.

Cuisine-bar Marseille, 1952, progettato con Le Corbusier. Su gentile concessione di Venus Over Manhattan, New York e Laffanour/Galerie Downtown, Parigi

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